L.P.: Questo lo dicevano loro o hai avuto delle prove?
G.: "Ho visto che quelle persone erano morte davvero.
L.P.: Che obiettivi erano?
G.: "Obiettivi civili".
L.P.: Così, presi a caso per puro esperimento?
G.: "Sì. Persone senza storia... L'effetto poteva verificarsi dopo pochi giorni, dopo una settimana, dopo qualche mese al massimo. Ho potuto verificare che non era una casualità. Dicevano che un soggetto sarebbe morto prossimamente, e questo puntualmente accadeva. Ciononostante, ti domandavi se non fosse stata una coincidenza. Ma se la stessa cosa si verifica due, tre, quattro, dieci volte... "
L.P.: Quindi ti dicevano che una certa persona sarebbe morta in un certo modo e tu lo constatavi.
G.: "Tra il bersaglio e l'esecutore dell'operazione doveva esserci stato un contatto diretto. Non bastava una foto, quella era per noi. La persona doveva aver conosciuto, magari per una mezza giornata, per un'ora, il bersaglio. Non può funzionare ancora, a quanto ne so, su persone che non conosci direttamente. ".
M.B.: Questo comporterebbe un discorso di frequenze cerebrali.
G.: "Sconosciute".
M.B.: O conosciute da qualcuno. Noi emettiamo un campo energetico fatto di x frequenze recepibili o leggibili da altri. In questi esperimenti, l'esecutore come eliminava il target?
G.: "Concentrandosi, provocavano la morte di una persona tramite arresto cardiaco, aneurisma cerebrale, che erano i casi più frequenti, un caso di tumore al cervello, e tutte cose connesse normalmente alla circolazione".
L.P.: C'era comunque un training per preparare i killer...
G.: "Di condizionamento mentale, ma non destava molta preoccupazione, perché era il soggetto stesso a non crederci, pensava "non è possibile che abbia fatto una cosa del genere..." "
L.P.: Ma il soggetto non veniva selezionato in base a caratteristiche particolari?
G.: "Non so chi fosse veramente, ma era una cosa talmente assurda... per cui il soggetto ammazzava delle persone, ma era una cosa che andava talmente al di là del comprensibile che non poteva avere dei rimorsi, una coscienza. Era convinto che fossero solo coincidenze".
L.P.: Questa persona faceva parte dei servizi segreti?
G.: "Identità sconosciuta".
M.B.: Erano però esperimenti diversi da quelli di remote viewing, portati avanti in America ad esempio da Russel Targ?
G.: "La RM è tutta un'altra cosa. L'arma della quale parlo potrebbe rivoluzionare il modo di fare la guerra, se venisse messa a punto. Ci sono diversi problemi: replicare la tecnica di attacco a comando, perché non si sa come avviene, è impossibile controllarla. E soprattutto non funzionava se si provava odio nei confronti della vittima. Era possibile uccidere solo persone che non avevano fatto alcun male al soggetto. Questo all'epoca non si riusciva a capirlo. C'era la difficoltà di replicare, tenere sotto controllo e indirizzare contro un bersaglio determinato questa forma di energia sconosciuta".
M.B.: Ma qual è la coscienza di uno che si occupa di queste cose, che poi ti fa decidere se uccidere o meno una persona?
G.: "Se la realtà che vivi è a un livello di comprensione a cui sei abituato, hai dei principi, dei valori morali e hai una coscienza. Ma quando ti imbatti in qualcosa di veramente incomprensibile, rimani sorpreso e ti domandi, sono stato io davvero? Ad esempio, c'è gente che fa del bene e gente che fa del male, ma alcuni sostengono che l'uomo da solo non potrebbe fare nulla, se dall'alto un'entità non gli desse quella energia. In quest'ottica, il soggetto potrebbe essere uno strumento, del bene come del male. Un semplice strumento. Con questo ragionamento si affievolivano i rimorsi. Era una tecnica sottile, ma sicuramente efficace".
L.P.: Hai pubblicato due articoli sulla morte di Kennedy su Area 51. Perché ora hai deciso di rilasciare questa intervista?
G.: "Perché mi sono accorto che col passare del tempo davate sempre più spazio ai complotti di stato, alla politica internazionale, alla geopolitica, mentre prima avevate una fisionomia prettamente ufologica e chiaramente i miei articoli su Kennedy non avrebbero potuto trovare spazio".
L.P.: In seguito ai tuoi pezzi su Kennedy ci sono state conseguenze di qualche tipo?
G.: "Mah, sono stato fermato da uno dei servizi segreti che mi pedinava... non so se in relazione a questa cosa o altre. Un semplice controllo di routine. Ma era più nervoso di me... "
L.P.: Quindi ti interessi di ufologia, indipendentemente dal tuo lavoro?
G.: "Sì, da sempre".
L.P.: Per passione innata o hai avuto esperienze?
G.: "Sia per passione che per esperienza. Ho avuto un avvistamento, anni fa".
M.B.: Ho conosciuto Philip Corso molto bene e non ho dubbi che lui sia stato ciò che ha detto di essere stato. Secondo te, il fatto che sia venuto in Italia, dove avrebbe avuto modo di parlare, è stato consentito? È possibile che all'epoca, noi ufologi italiani, avremmo portato in Italia un pezzo da novanta dell'intelligence americana, fu preso in considerazione e ce lo consentirono? E se sì, perché?
G.: "Probabilmente sì, ma forse non si aspettavano il successo che ebbe, all'epoca. E allora dopo, dicono, che sia stato ucciso. Dicono... "
M.B.: Quando si tratta di eliminare qualcuno, da quello che ho capito, o lo fai in maniera talmente plateale da superare gli interrogativi della gente, oppure lo devi fare in maniera estremamente subdola e lasciando il sospetto che quello sia stato ammazzato. Qual è il sistema che viene usato più spesso?
G.: "Penso quello subdolo. Poi dipende dalla persona. Se vale la pena di rischiare fino a quel punto, oppure lo lasci parlare perché quello che dice è indimostrabile. Dipende dagli argomenti. Tante volte le agenzie fanno così. Se non puoi portare delle prove, che in ogni caso sarebbero confutabili, ti lasciano parlare e non si sporcano le mani".
M.B.: Quindi è vero quello che diceva Corso che esistono diversi livelli per intimidire le persone?
G.: "Certo, non si arriva mai subito all'uccisione. Puoi venire minacciato tu o una persona a te vicina, può venir fuori qualcosa dal pagamento delle tasse, la macchina incendiata o rubata... sono sistemi terroristici, io non ho niente a che fare con queste cose".
L.P. Per concludere, so che hai lavorato anche in istituti di manipolazione genetica
G. "Ho lavorato per alcuni anni come impiegato in diversi Istituti di Ricerca genetica sulle piante da frutto, in Italia. I programmi in questione, finanziati in parte, da varie università, erano "limpidi", cioè niente di segreto o di illegale, a livello ufficiale, ma ho potuto rendermi conto che alcuni progetti erano quantomeno sospetti. Mi riferisco a frutti creati in laboratorio, pesche in particolare, dalla grandezza anomala. Le piante create in laboratorio venivano poi vendute ai vivaisti per essere riprodotte e fare la frutta che tutti noi mangiamo a tavola. Con quali conseguenze per la salute, non saprei dire. Forse tra 20-30 anni... Inoltre era tassativamente vietato bere l'acqua di questi Istituti. Immagino che le falde acquifere fossero contaminate di ogni sorta di prodotto chimico. Quando mi lavavo le mani, infatti, l'acqua mi provocava delle ferite e ci volevano parecchi giorni per guarire. Durante la mia permanenza, inoltre, diverse persone sono morte di tumore. Secondo me, si conducevano programmi "border line". Sono contento di essere andato via da quel posto".






