L.P.: Spesso, per chi cercasse di capire attraverso internet quello che è successo nella ex Jugoslavia, troverebbe il motivo della "pulizia etnica". Ma fine a se stessa, non sta in piedi...
G.: "La ragione fondamentale è sempre economica. Il pretesto era la diversità religiosa. In realtà la Bosnia è una repubblica molto ricca di industrie di armi e munizioni e la Serbia non voleva perdere questa ricchezza. Lì come ricchezza procapite... i bosniaci sono i più poveri di tutta la ex Jugoslavia, ma le ricchezze del Paese, i minerali, le materie prime, industrie di armi e munizioni, erano considerevoli e la Serbia non voleva perdere tutto questo. La pulizia etnica è stato il pretesto per acquisire il controllo su quella regione, sul Kosovo e la Vojvodina. Io mi trovavo a 30 km dalla Vojvodina, la regione contesa tra i serbi e i croati, a maggioranza serba. Lì c'erano Arkan e il generale Mladic. Arkan fino all'ultimo ha bluffato. Diceva di essere un semplice uomo d'affari. Era proprietario dell'Hotel Intercontinental di Belgrado. Un albergo enorme. Almeno 15 piani d'altezza e centinaia di metri di lunghezza. La classica architettura monumentale sovietica, dove qualsiasi cosa di imponente e pesante è sinonimo di fierezza e di forza. Gli piaceva farsi intervistare dai giornalisti europei davanti al suo albergo. Il suo fiore all'occhiello. Stava sempre con giubbotto di pelle nera, jeans... un quarantenne d'assalto. Dirigeva quell'albergo di lusso, ma viveva fuori Belgrado in un castello medievale di sua proprietà, protetto da 80 a 100 uomini, la sua guardia pretoriano. Era sposato con una famosa cantante serba, miliardaria anche lei, e quindi copriva le sue attività criminali dirigendo un albergo e col fatto di essere sposato con un'altra miliardaria. In realtà prendeva soldi per questi massacri, si dice che facesse contrabbando di armi e carburante, ma questo non lo so".
L.P.: Secondo te la Serbia entrerà nell'Unione Europea?
G.: "Certo. Ci hanno regalato Karadzic su un piatto d'argento".
L.P.: Quindi per la sua cattura hanno dato l'ok.
G.: "Sì, il governo serbo".
L.P.: E perché non darlo prima?
G.: "Perché prima c'era il partito anti europeista al potere. Poi nel Marzo/Aprile di quest'anno ha vinto il partito a favore dell'Europa. Lì Karadzic ha fatto un grande sbaglio a non scappare. Doveva capire che il vento stava cambiando, che la Serbia vuole far parte dell'Unione Europea. I nostri governanti hanno detto, va bene, noi vi facciamo entrare. Voi che ci date? Vi diamo qualche criminale di guerra".
M.B.: Non ci sarà mai un tribunale come quello di Norimberga per giudicare questa gente.
G.: "No. I più importanti sono morti, altri sono in Russia, protetti e non verranno mai presi. Le mezze tacche che sono rimaste stanno in prigione all'Aja, ma ormai...".
M.B.: Parliamo dell'addestramento specifico dei contingenti Italiani, ad esempio in Afghanistan.
G.: "I contingenti di leva, quelli che vedi in televisione, soldati che hanno 18-20 anni, molti di loro vengono dai più poveri paesi del sud, si arruolano perché devono mandare i soldi a casa. E vanno lì a morire anche, non certo per la democrazia, o la libertà dei talebani o cose di questo tipo. Solo che non è gente adatta a fare certe cose, perché sono persone che nel portafoglio hanno la foto della moglie, o del bambino nato da un mese... e quando sentono sparare a cosa possono pensare? Non sono fatti apposta per la guerra. Sono ragazzi. Ma anche quello esperto... muore qualcuno e chi era? Era il sergente, il maresciallo e lascia moglie e tre figli... il padre di famiglia. Non è il killer che non ha nessuno, non è sposato, non ha figli e gli piace fare la guerra e ammazzare quei bastardi. Fosse per me i talebani li metterei tutti al muro. Per come trattano le persone, loro stessi, per come ammazzano i loro stessi concittadini. Chiunque utilizzi un televisore, una radio, un rasoio elettrico, veniva messo a morte. Le donne devono andare vestite col burka. Non si devono nemmeno lavare perché lo dice la legge islamica. Ho visto l'esecuzione di una donna allo stadio di Kabul, per crimini ufficialmente di adulterio, poi in realtà vai a vedere... Vestita col burka, accompagnata da un'amica o una parente, donna, il talebano col kalashnikov l'ha fatta inginocchiare, poi un colpo in testa. L'amica ha sollevato il velo per vedere se era morta e via. Questa è la vita e la cultura dei talebani. Il bello è che li abbiamo armati noi per contrastare l'avanzata sovietica nel '79. E tanti armamenti che hanno venduto gli Stati Uniti ce li hanno ancora. Ad esempio gli Stinger, che sono una specie di bazooka elettronico molto preciso con cui hanno decimato le squadriglie di elicotteri sovietici. Ne hanno abbattuti una marea. Alla fine del suo mandato, sia Reagan sia Bush Sr. Ne esigevano la restituzione. Ognuno costava un milione di dollari. Invece i talebani, chiamati all'epoca mujaheddin, se li sono tenuti e li usano ancora contro i contingenti europei. Li abbiamo armati e adesso ce li teniamo così".
M.B.: E noi cosa ci stiamo a fare in Afghanistan?
G.: "Per aiutare la popolazione".
M.B.: La popolazione afghana come tratta il contingente italiano?
G.: "Con una certa simpatia. Gli italiani sono sempre stati amici di tutti".
M.B.: In cosa siamo bravi come contingenti quando veniamo richiesti, ad esempio, dagli inglesi o da altri? Perché ci andiamo noi?
G.: "Noi facciamo sempre (parlo dei soldati di leva) le operazioni meno pericolose. Facciamo azioni di copertura, di bonifica di zone minate, di protezione dei civili, costruzione di infrastrutture, ospedali, centri di accoglienza. Ma le operazioni proprio tattiche noi non è che... per salvaguardare l'immagine dell'italiano amico del popolo arabo e di tutti quanti, noi non siamo guerrafondai, come l'America. Abbiamo un'altra mentalità. L'esercito italiano è sempre stato per tradizione scarso in mezzi ed effettivi".
M.B.: È vero che quando si entra a far parte di una struttura esistono dei compartimenti stagni?
G.: "Certo, è una questione di sicurezza, perché se un'operazione fosse conosciuta da l'organizzazione coloro che devono eseguire l'azione non avrebbero una copertura adeguata. Potrebbero essere venduti. Se ad esempio c'è una squadra che deve andare in Colombia ad arrestare un narcotrafficante, vengono inviate cinque persone, non di più. Se lo sapessero tutti, qualcuno dall'interno potrebbe avvisare l'organizzazione mafiosa e dire, guarda che ti stanno dando la caccia...Tante volte nessuno sa niente, a parte quelli che devono fare quel lavoro. Tuttavia non basta, perché l'informazione può trapelare le persone che dovrebbero dare la caccia ai narcos invece stanno al loro servizio".
M.B.: All'interno dell'Area51 esisterebbe una zona S4. Nel '95-'96 Wendelle Stevens avvicina una guardia di sicurezza, di sentinella a un livello sotterraneo della S4 dove erano conservati criogenicamente corpi e parti di esseri alieni. Il tizio viene intervistato da Stevens in mezzo al deserto con una videocamera di fortuna. Si vede che è piuttosto agitato e di quest'uomo, Derek Hennessy (o Derek O'Connor) poi non se ne sa più nulla. A Laughlin, due anni fa, Stevens mi dice "sicuramente è morto". Gli chiedo come. Uscito da lì, era tornato a fare il mestiere che faceva, il killer di professione, ma era stato eliminato da suoi colleghi nel corso di un'operazione in Europa. È possibile? Vieni fatto fuori dai tuoi stessi colleghi?
G.: "Dalla tua stessa squadra la vedo un po' difficile, perché di solito si forma un legame d'amicizia. Ma da una squadra antagonista è possibile".
M.B.: Nel film sulla CIA, "The Good Shepherd" si nota come qualsiasi tipo di rapporto umano e i legami familiari non contano niente.
G.: "Dipende. I legami si forgiano bene quando sei in combattimento. Se stai in ufficio no. La CIA è come qualsiasi altra struttura dove tra colleghi ci si accoltella alle spalle, ma ci sono legami che si formano sul campo e sono i più veri. Di quegli uomini ti puoi fidare. Degli altri no".
M.B.: Finita la missione ti continuerai dunque a fidare di quelle persone?
G.: "Sono sempre quelle, che tu scegli. I quattro, cinque, sei, al massimo".
M.B.: Nei vostri briefing è mai uscita la questione UFO?
G.: "No... so che c'è un ufficio riguardante gli UFO a Pratica di Mare, incaricato di valutare i vari avvistamenti dal punto di vista statistico, ma proprio di politica da adottare, no. Eravamo su un'altra lunghezza d'onda".
M.B.: Un portavoce dell'aeronautica ha dichiarato che l'Italia è in grado di vedere qualunque cosa penetri nel nostro spazio aereo. È vero?
G.: "Con i nostri soli sistemi, no. Ma grazie agli Awacs americani sì. Solo con i nostri radar non potremmo coprire tutto lo spazio aereo. Dal momento che l'Italia è in una posizione strategica, mi risulta ci siano quattro Awacs sul territorio nazionale, questo garantisce una totale copertura".
M.B.: In caso di schianto e operazioni di recupero, poniamo, di velivoli extraterrestri, una volta che viene fatto un primo intervento da parte di una forza italiana, poi arriverebbero secondo te gli Americani?
G.: "Penso di sì. Deve essere tutto consegnato agli Americani".
M.B.: In nome di quale trattato?
G.: "Sono trattati segreti, protocolli segreti. Basta pensare che se in televisione devi dare notizia di un UFO, qualcosa di importante, ho sentito dire che ci deve essere prima l'ok da parte di Washington".
L.P.: Confermi di aver assistito a progetti segreti sui poteri della mente come arma per uccidere le persone?
G.: "Sì, come osservatore. Devo dire che è un'esperienza piuttosto shockante, perché non so se ogni essere umano ha in sé queste potenzialità, oppure le ha uno su un milione o su un miliardo, ma c'è la possibilità di cambiare il destino della gente. Uccidere una persona a distanza".
L.P.: In quanti laboratori sei stato?
G.: "Uno".
L.P.: Militare?
G.: "Sì".
L.P.: Mi dicevi di essere stato condotto lì, bendato, quindi non sapevi dove stavi andando.
G.: "No".
L.P.: Quanto tempo fa?
G.: "La prima volta nei primi anni '90. Sono studi che ora dovrebbero essere abbastanza avanzati. All'epoca erano allo stato embrionale. Però tra il '95 e il '96 già si facevano queste cose".
L.P.: Sei andato... e cosa è successo?
G.: "Sono andato diverse volte. C'era una persona circondata da cavi, fili, diagrammi, cose che non essendo uno scienziato non saprei dire, c'era un programma di condizionamento e qualcuno spiegava quanto stava accadendo. Col passare del tempo venivano mostrate le foto di persone che dovevano essere eliminate, e che in seguito venivano effettivamente eliminate".
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Credo che il livello di conoscenze e la qualità delle informazioni siano tra il mitomane ed il poliziotto standard italico !
Se mai doveste aver a che fare con i fratelloni di questi non avrete il tempo di rendervene conto, sempreché non siate attenti alla presenza sul luogo di un elevato numero di auto Lancia dedra o similari. L'unica goduria della loro scellerata situazione è che i primi a non essere al sicuro sono proprio loro !!!
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