di Mauro Moretti
(Psicoterapeuta e Medico Chirurgo)
Il caso Lonzi, da me esaminato e seguito insieme con il prof. Malanga, ci riporta ad alcuni aspetti fondamentali del rapporto tra ipnosi ed ufologia.
Il primo è quello della corretta utilizzazione del metodo ipnotico. L'ipnosi, come sappiamo, induce uno stato di coscienza molto particolare, caratterizzato da ben precise modificazioni delle funzioni psicologiche e psicosomatiche, alcune delle quali sono di sicura utilità nelle ricerche ufologiche, in particolare nel caso dei cosiddetti soggetti rapiti.L'abduction è, nella grande maggioranza dei casi, un vero e proprio trauma, e la psiche reagisce di conseguenza, evocando meccanismi di difesa fra i quali la rimozione e la re-pressione dell'evento traumatizzante sono i più frequenti.
Così si creano dei veri e propri "buchi amnesici" o fenomeni di tempo mancante, che sovente i soggetti attribuiscono ad un blocco della memoria inserito per vari motivi nella loro mente da parte dei cosiddetti alieni.
A questo punto l'uso dell'ipnosi diventa necessario in quanto unica maniera di sondare in modo non chimico-farmacologico la memoria inconscia del soggetto e riportarlo a ricordare ciò che ha rimosso.
E evidente che il procedimento è delicato e che va opportunamente vagliato in tutti i suoi aspetti. Non basta una buona conoscenza della tecnica di induzione, ma è necessaria una adeguata preparazione psicodinamica e psicoterapeutica, come pure una buona conoscenza del soggetto in esame, per decidere di volta in volta sino a che punto quella persona in quel giorno può far riemergere il materiale dimenticato senza subire disagi psicologici successivi.
Alcune volte l'abreazione va aiutata e stimolata, altre volte è necessario accettare un rifiuto alla comunicazione per aggirarlo in sedute successive, altre volte ancora bisogna bloccare una abreazione eccessiva restaurando una condizione di oblio, calma e tranquillità.
Si tratta quindi di un lavoro complesso, in quanto se un obiettivo è quello di fornire materiale allo studioso di fenomeni ufologici, è naturalmente prioritario lo stato di benessere del soggetto, né più né meno di quanto vale in una ipnosi terapeutica.
Veniamo ora al secondo punto: la qualità dei ricordi che riemergono durante l'ipnosi e quindi la loro validità ai fini della ricerca ufologica.
Come si può immaginare vi sono diverse tendenze al riguardo e, come spesso accade, elementi emozionali di parte intorbidano ulteriormente le acque. Ora, accettando che non siamo in questo settore arrivati alle certezze, in quanto il campo di ricerca è legato agli studi sulla percezione e sul-la memoria, in continuo sviluppo, vediamo quanto serena-mente si può ipotizzare oggi al riguardo.
Un tempo si credeva che la memoria funzionasse un po' come un registratore e che, pertanto, bastasse attivare con una opportuna suggestione ipnotica la rievocazione per ottenere la rilettura di quanto era stato vissuto dal soggetto.
In realtà oggi sappiamo che le cose sono più complesse. Innanzitutto la memoria è anche un processo dinamico e creativo, durante il quale lo stato dei campi elettrici cerebrali cambia. La corteccia sensoriale genera uno schema distinto per ogni atto di richiamo alla memoria, e di questi schemi non ce ne sono mai due uguali, e ogni volta che noi richiamiamo alla mente qualche cosa, essa sarà "colorita" dalle circostanze del momento del richiamo. Quando l'evento viene richiamato un'altra volta, porterà con sé questo tipo di bagaglio, e così via.
Pertanto ogni atto di richiamo alla memoria è in parte un processo creativo e non un ripescare dati fissi da un magazzino. Teniamo conto inoltre che, in fase di percezione, gli oggetti, le situazioni, gli eventi non sono percepiti nella loro interezza ma solo per quegli aspetti che sono stati esperiti dallo spettatore.
Quindi, tutto quello che sappiamo e ricordiamo del mondo esterno è ciò che il cervello crea dai frammenti sensoriali grezzi che sono stati cercati dal cervello limbico, tenendo conto che in questo costante lavoro di creazione entrano in gioco anche le necessità emotivo-affettive, quali i desideri o le paure, a manipolare più o meno la strutturazione del mosaico mnemonico rievocativo.
Ecco perché l'ipnosi non è lo strumento della "verità oggettiva», sempre che questo termine abbia poi un significato e non sia, come credo, un residuo preistorico della mentalità scientifica positivista e materialista del secolo scorso.
Se qualcuno ha bisogno di certezze, non è certo tra le discipline psicologiche che deve cercarle, perché qui la realtà è creazione e variabilità, mentre la certezza è una fantasia.
Quindi l'utilità dello strumento ipnotico consiste essenzialmente nel fornire al ricercatore tutto quanto il materiale psicologico che il soggetto studiato contiene in sé ed ha parzialmente o totalmente represso, tenendo conto che nella rievocazione ipnotica in regressione temporale emergeranno indistintamente frammenti della realtà esterna, percezioni rielaborate inconsciamente secondo i classici meccanismi di difesa, realtà create sul momento per coprire vuoti nella logica del racconto, eccetera.
Tutto questo, naturalmente, non invalida di per sé la veridicità di un avvenimento riaffiorato; ci mette soltanto in guardia dal ritenere la ricostruzione un lavoro semplice e privo di tranelli. Sotto questo aspetto ho personalmente sperimentato come la collaborazione con il prof. Malanga nel caso Lonzi sia stata preziosa ed indispensabile.
Perché un'analisi comparativa tra il caso in esame e gli altri presenti in letteratura o personalmente seguiti dal CON, ci ha permesso di vagliare costantemente il tipo e la qualità dei ricordi emergenti, classificandoli da un lato secondo la loro similitudine o identità con quanto ricordato da altri soggetti, e dall'altro valutandoli in funzione delle caratteristiche psicologiche del Lonzi stesso.
Un ultimo problema da valutare è quello più strettamente terapeutico. Il soggetto che ha vissuto un'esperienza di abduction ha vissuto indubbiamente un'esperienza traumatizzante, paragonabile in molti casi a quella di violenza sessuale in età infantile, ed anche coloro che sembrano non averne risentito in quanto "solidali" per così dire con gli alieni, possono avere nascosto dietro a questa solidarietà o a questa collaborazione un'angoscia che deve essere mascherata e negata.
Tutto ciò comporta dei problemi che vanno risolti caso per caso riguardo alle modalità e ai tempi opportuni per portare a livello di coscienza permanente il contenuto del missing time, e la gestione, potremmo dire, terapeutica della fase successiva.
Credo, in questa sintesi, di avervi esposto con sufficiente chiarezza i motivi della necessità dell'uso dell'ipnosi nella ricerca ufologica, come pure di averne chiarito i limiti, ma soprattutto di aver riaffermato proprio sulla base di una mia personale esperienza l'inscindibilità di una corretta coordinazione e collaborazione tra esperti, a beneficio della serietà dei dati e della salute psicologica del soggetto in esame.
P. Concerto (Psicologo)
S. Santoro (Psicologa)
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